PAN

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STA ATTENTO, CHE TI VEDO EH !!!

21.10.10

Il Castagnaccio

Il castagnaccio viene chiamato in diversi modi in Toscana, baldino, pattona, bardiccio ecc... è
un dolce tanto particolare qunto facile da realizzare, si parte dalla farina di castagne e si arricchisce con uvetta pinoli noci e oviamente ramerino. Questo dolce è molto diffuso anche in altre regioni quali Veneto, Lombardia, Piemonte, nel corso del tempo però il castagnaccio assume l'identità di dolce tipico toscano per la sua storia legata strettamente alla città di Siena. Il castagnaccio nasce come la maggior parte dei piatti poveri toscani, dalle famiglie contadine. Si narra però che la prima ricetta del castagnaccio nasca da un tale Pilade da Lucca che parlava nei suoi scritti già nel 1553 del "castagnazzo". Esistevano due versioni di castagnaccio: la prima prevedeva l’uso della grande teglia, in cui l’impasto formava una spessa coltre screpolata in superficie; l’altra era costituita da “tondini” sottili, cotti e subito estratti dalle formelline di ferro annerito. Entrambe le versioni provenivano da località minori del senese.

Quindi Lucca o Siena?

L'arcano non è svelato, ma nel frattempo gustiamoci questo meraviglioso dolce, magari accompagnato da un buon bicchiere di Vin Santo.....

13.9.10

Il Santuario di San Luca

Tradizionale oggetto di culto religioso legato alla devozione dell'immagine della B. Vergine di S. Luca nonchè confortante approdo visivo per i bolognesi che rientrano in città, il santuario posto sul Colle della Guardia rappresenta uno dei simboli di Bologna. Le 666 arcate di un portico - unico al mondo per la sua lunghezza di quasi quattro chilometri (3.796 m) - collegano il santuario alla città e agevolano la processione che ogni anno dal 1433 conduce la bizantina Madonna con Bambino alla cattedrale durante la settimana dell'Ascensione. La sua realizzazione si avvia nel 1674 con la costruzione a Porta Saragozza dell'arco Bonaccorsi di G. G. Monti. Allo stesso architetto si attribuisce il progetto definitivo del tratto in pianura del portico ritmato da un modulo compositivo di estrema sobrietà e semplicità, ripreso dal suo successore C.F. Dotti a partire dal secondo decennio del '700. La parte terminale del percorso collinare, progettata da quest'ultimo, si caratterizza invece per la dinamica variazione di visuali e di punti di fuga fino alla visione finale del santuario.
L'avvio del percorso in salita è enfatizzato lungo via Saragozza dall'Arco del Meloncello, progettato dal Dotti con probabile intervento dello scenografo Francesco Bibiena. Questa edicola dalla planimetria curvilinea che ricorre all'uso della colonna libera rappresenta, insieme allo spazio antistante alla basilica, l'unico spazio barocco esterno presente in città. La chiesa attuale viene realizzata dal Dotti tra 1723 e 1757 in sostituzione di una precedente chiesa quattrocentesca mentre le due tribune esterne sono concluse dal figlio Giovanni Giacomo nel 1774. In sintonia con la tradizione bolognese il volume esterno si presenta privo di decorazioni enfatiche e solenni e si caratterizza per la semplicità del profilo curvilineo su cui è impostata la cupola. Entro una planimetria ellittica gli spazi interni si dilatano a croce greca culminando nell'altare principale che precede la cappella della Vergine. Le decorazioni sono affidate a V. Bigari per gli affreschi, ad A. Borelli e G. Calegari per gli stucchi e ad A. Piò per le statue. Tra gli artisti che adornano la chiesa si segnalano inoltre G. Reni (terzo altare a destra), D. Creti (seconda cappella a destra), G. Mazza (cappella di S. Antonio da Padova), Guercino (sagrestia maggiore).
Nel 1930 Ferruccio Gasparri realizza una funivia che con un solo pilone supera il dislivello di 220 metri tra via Saragozza e il santuario. Le polemiche che accompagnano il conseguente annullamento del percorso devozionale si concludono però con la sua definitiva sospensione.
Vedi il sito ufficiale

24.8.10

E' lui o non è lui.....

Certo che è lui: il Boss al mare.
Oggi il Boss, sollecitato dalla di lui consorte, si è recato, in località Marina Romea, sulle sponde dell'italiche acque del Mar Mediterraneo. Giunto sull'arenile sabbioso, si avviava con passo fermo e sicuro verso la massa informe liquida, immergendovi il proprio corpo fino all'altezza dei gioielli di famiglia. Constatata la positiva temperatura del liquido, con un guizzo da esperto tuffatore, quale lui è, si tuffava dando immediatamente prova delle sui innate qualità di nuotatore esperto, quale lui è, esibendosi in tre diversi stili di nuoto: primo stile: martello smanicato, secondo stile: ferro da stiro e terzo stile: mattone forato. Ultimata la nuotata, risaliva sull'arenile, dirigendosi immediatamente verso l'addetto al salvataggio, chieddendo di essere aggiornarto sulle moderne tecniche di salvataggio. Queste venivano immediatamente recepite dal boss, diventando così un abile ed esperto bagnino, quale lui è. Dopo qualche istante il boss, metteva subito in pratica le nozioni imparate, salvando dalle acque 21 delle 22 donne svenute e cadute in acqua al suo passaggio, stordite nel vedere quel corpo e quei muscoli scoplpiti di perfetto culturista, quale lui è. Le 21 donne salvate, giovani e prosperose, il boss, le riportava alla vita infondendo loro l'alito della vita, con una attenta respirazione bocca a bocca. Purtroppo per la 22° donna nulla poteva fare. L'occhio da esperto rianimatore, quale lui è, riscontrata la veneranda età della donna, oltre settantenne, capiva che ormai nulla poteva fare, evitando di infondere in lei il miracoloso alito. Infatti di li a qualche secondo la sfotunata vecchietta spirava. E così, il giusto mancato intervento del boss, contribuiva a far risparmiare all'INPS notevoli somme per la pensione della donna, dimostrandosi un abile contabile, quale lui è.
A questo punto, al fine di evitare ulteriori svenimenti, il Boss decideva di stendesi al sole, sul lettino appositamente preparato dal padrone del Bagno. Il Boss, passava così le successive tre ore steso al sole, offuscandone la luminosità con la propria luce. Verso le ore 18.00, definitivamente rottosi i gioielli di famiglia, convinceva la di lui consorte a fare riotorno a casa, mettendosi alla guida della propria autovettura da esperto autista, quale lui è.
Istituto Luce

23.8.10

Oetztaler dietro le porte

Ci siamo, è arrivata l'ora dell'Oetztaler. Domenica 29 a Solden la partenza per la granfondo delle granfondo, 238 km, 5.500 m il dislivello. Quattro le salite da affrontare. La prima il Kutai, dopo circa 30 km dalla partenza. Salita di 17 km, da affrontare usando non solo le gambe ma anche la testa. Dura già dai primi tornanti, lascia respirare dopo qualche chilometro poi, circa a metà, un tratto al 17% della lunghezza di circa un chilometro poco più. Poi la pendenza torna quasi nella normalità fin verso la fine. Quando finalmente appare all'orizzonte l'argine della diga, significa che sta per finire, ma ancora calma l'ultimo chilometro è da fare. Scollinati finalmente un pò di respiro per gettarsi in una folle discesa, tra gallerie e pendenze limite, che portano, i ciclisti più coraggiosi, a raggiungere velocità prossime ed anche superiori ai 100 km orari. 115, la velocità raggiunta da Monti nel 2007. Dopo la discesa, un tratto di pianura di alcuni chilometri per giungere all'inizio del secondo monte, il Brennero. Lunga circa 30 km, con pendenze lievi per i primi 25, può portare i ciclisti alla cottura. La pendenza non elevata e la sua conformazione fatta di falsipiani, lievi discese e strappetti, negl'anni passati ha fatto cuocere molti di noi, che si sono fatti prendere dalla foga della velocità, pagando il conto negl'ultimi 5 km. Ma soprattutto si sconta tutto nella salita del Giovo. Questa giunge dopo pochi chilometri di pianura e sale per 19 km. Salita regolare costante, che non lascia respirare se non per circa un km dopo il nono. Giunti in vetta si scende per una discesa tecnica e pericolosa, dove lo scorso anno, causa crepe nell'asfalto, un ciclista è rovinosamente caduto perdendo la vita. Ultimata la discesa, nemmeno un metro di respiro............. ecco il ROMBO..... auguri............ Inizio non tragico, si sale con una pendenza non impossibile. Poi giunti a Moso, ecco le prime 4 sciabolate alle gambe. Quattro tornanti con altrettanti tratti rettilinei con pendenze da incubo (15/16%) per 3 km. Poi finalmente la strada concede un pò di respiro. Un lungo falsopiano con pendenza non elevata, per alcuni chilometri lascia respirare e recuperare, oppure concede di aumentare la velocità per recuperare sugl'avversari. Ma il bello deve ancora arrivare. Al 18° chilometro un ponte consente di cambiare versante del monte, ed ecco in bella vista i tornanti maledetti i tornanti del muro del pianto... Già da un paio di km, si scorgono, ma ora appaiono per quello che realmente sono. Iniziano gl'ultini 11,5 chilometri... dopo i 190 già percorsi. Si sale.. primo rettilineo poi un tornate, secondo rettilineo ed altro tornante, si attraversa una piccola galleria scavata nella roccia: bella, ma chi ha tempo per gustarla. Chi va forte pensa a pedalare, chi è cotto non riesce ad alzare gl'occhi: troppo fatica per farlo, meglio risparmiare energie, poi la vista è offuscata. Ma ancora non è tutto. Dopo un breve tratto con lieve pendenza, iniziano gl'ultimi 5 km da incubo. I tornanti ed i rettilinei li hai tutti li sopra la testa, per vederli si deve alzare la testa. Due rettilinei lunghissimi poi una serie di tratti brevi e tornanti. Poi finalmete dopo aver girato l'ultimo tornate, mentre ti accingi a percorrere l'ultimo tratto ecco la il PORTONE... E' FINITA FINALMENTE E' FINITA. Cut ciepa un azident..... Si entra nella galleria semi piana, un tratto allo scoperto poi altra galleria, altro tratto scoperto in falsopiano e via la discesa. Finalmente ora tutta discesa fino all'arrivo, che bello. Mica vero, no mica. Dopo circa 4 chilometri, porca boia, un'altro dentino. Tre km. di salita, gambe in spalla e facciamo anche questa. Stavolta è finalmente finita, tutta discesa fino all'arrivo. Quasi vero. Manca ancora un tratto in falsopiano da affrontare con gambe ormai messe in croce. Passato anche questo ora è finita finalmente. mancano 5 km di discesa, un chilometro di pianura, poi svolta a destra attraversamento del ponte con un dislivello di 18 cm. (si cm. non metri) ma sono duri anche questi, poi finalmente il traguardo. Sono trascorse dalle 8.h30 di Piva alle 12.30/13h di altri.
In bocca al lupo a tutti i nostri.
Mastri Vinaio

Les deux alpes

Questa la mail che il nostro amico Claudio Magagna mi ha inviato, dopo l'avventura francese. Facciamoci coraggo e non disperiamo se in qualche granfondo l'organizzazione non è perfetta.
Se anche i francesi con la loro puzza sotto il naso fanno così......!!
E anche questa è fatta..... anche se non la consiglio a nessuno non tanto per il percorso...molto bello ed impegnativo, col de l'ornon, col de parquetout (lunghezza 7 km di cui 4 tra il 15 e il 18%, simile al mortirolo) e poi col dela morte, alp d'huez per 4 km e finale a les deux alpes, ma l'organizzazione è una cosa allucinante, nessuna assistenza meccanica, niente griglie, percorso segnato con frecce sull'asfalto, di conseguenza dovevi stare attento a non sbagliare strada, ma mi avevano avvisato per tempo che le gran fondo in francia sono organizzate alla carlona. Cmq terminato anche il trofeo dello scalatore,alla fine 146° e 24° di categoria, 8h 16' 24", media dei 20 km/h. Ci vediamoalla colnago, saluti da claudio.

20.8.10

Le pettegole "rimorchiano" di più

Come ti conquisto un uomo? Con la malalingua. Le donne diventano più "acide" nei loro commenti quando sono più fertile. Un modo per sbaragliare la concorrenza e conquistare gli uomini.
Le vicine di casa vi criticano per la vostra pettinatura o la montatura degli occhiali nuovi? Nessun problema... è soltanto bieca competizione per "soffiarvi" il fidanzato.
"Guarda Tizia! Con quella gonna, sembra che abbia un sedere che fa provincia"; "Accipicchia che occhiaie Sempronia… ha proprio bisogno di un restauratore, altro che lifting leggero alla Berlusconi"; "Ecco che arriva Caia… come al solito in ritardo, e guarda i capelli, ma da chi è andata? Da un parrucchiere per cani?"Chi non ha mai pensato male o commentato acidamente con le amiche il look di un'altra donna? Chi è senza peccato scagli la prima pietra. Ma un nuovo studio sembra discolpare le male lingue: le donne utilizzerebbero il pettegolezzo e i commenti maligni come una strategia per svalutare potenziali concorrenti e vincere così l'attenzione di un uomo. Arma sessuale. Maryanne Fisher dell'università di York, a Toronto in Canada, infatti ha dimostrato che le donne che si trovano nel periodo più fertile del ciclo mestruale tendono ad avere la peggiore opinione del look delle altre donne. E tutto questo non è causato da modifiche dell'umore, perché il ciclo non sembra affatto modificare il giudizio sull'aspetto degli uomini.Gli scienziati canadesi hanno chiesto a un centinaio di volontari (uomini e donne) di giudicare una serie di foto di volti di persone, indicandone il grado di fascino e attrattiva. Mentre gli uomini erano abbastanza costanti nei loro giudizi, i voti delle donne erano influenzati dal ciclo mestruale: dal 12 al 21 giorno del ciclo, quando i livelli di estrogeni sono più alti, giudicavano l'attrattiva delle altre donne in modo più critico.Donne in guerra. Le teorie della selezione sessuale si sono finora concentrate soprattutto sulla competizione tra maschi, ma recentemente hanno sottolineato come ci possa essere una competizione anche tra le femmine. E la ricerca canadese ne sarebbe una conferma. Rimangono tuttavia aperti numerosi interrogativi. Dal punto di vista fisiologico occorre capire meglio come i cambiamenti ormonali (o il mix di cambiamenti nel quale gli estrogeni sembrano avere un ruolo chiave). Attenzione a non esagerare. Dal punto di vista psicologico non è chiaro come un più alto spirito di competizione durante l'ovulazione può aiutare le donne a conquistare un uomo. «Sparlare di qualcuna può aiutare a sentirsi meglio? O dirlo a un uomo può aiutare a rendersi più interessante ai suoi occhi? - si è chiesta Fisher - Potrebbe anche essere un'arma a doppio taglio, dando l'impressione di essere troppo pettegole». Pensateci la prossima volta che a una festa volete "tagliare le gambe" a un'amica.
Tratto da Focus

18.8.10

Un ricordo

In questi giorni un gravissimo lutto ha colpito una nostra carissima amica e socia del Pedale. Barbara purtroppo ha perso il padre Gianfranco. Alcuni di noi hanno avuto l'occasione di conoscerlo di persona, altri invece lo hanno conosciuto tramite le parole di Barbara. Ascoltando le parole dette durante il funerale dai suoi amici e compagni di volontariato, ci si è resi conto dell'enorme impegno che ha dedicato agl'altri.
Meglio si può capire dalla lettura dell'articolo pubblicato ne " La voce del nordest

10.8.10

Presidente Francesco Cossiga

Un'altro pezzo della nostra storia del dopo guerra, sta per lasciarci. La storia, forse renderà merito alla grandezza di uomini come il Pres. Cossiga, e di altri politici italiani, discussi ma di elevatura, veri statisti che nulla hanno da invidiare a colleghi d'oltralpe. Uomini come Andreotti, Fanzani, ed altri che hanno fatto la storia discussa dell'Italia. Ricordiamo sempre del particolare periodo storico in cui si era quando costoro salirono al potere, ai rischi che il nostro paese correva per la sua posizione strategica, posto ai confini con paesi dove imperava il comunismo. La nostra alleanza con gli USA, non poteva essere messa in discussione, pertanto tutto o quasi poteva essere giustificato per assicurarci la libertà ed il benessere dato da quest'ultima. Credo che nessuno possa negare questo. Dopo la caduta del muro quanto si sapeva è emerso nella sua vera dimensione tragica.
Una breve biografia del picconatore