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19.1.15

Grandi ciclisti del passato: Charly Gaul

Passato professionista nel 1951 esplose nel Tour de France del 1955, dove conquistò la maglia a pois come miglior scalatore. Fu arrampicatore ineguagliabile, soprannominato angelo della montagna per la facilità con la quale riusciva ad affrontare le salite usando rapporti molto leggeri, ma anche uomo di carattere ombroso, lunatico, soggetto a grandi cali di tensione che spesso lo portarono a clamorose controprestazioni.
Sapeva esaltarsi soprattutto in condizioni atmosferiche particolarmente inclementi. Fu così nella celebre tappa Merano-Monte Bondone, nel Giro d'Italia del 1956, quando in una giornata da tregenda, con neve e freddo tipicamente invernali, arrivò al traguardo con quasi 8 minuti di vantaggio sul secondo classificato (Alessandro Fantini) e più di 12 minuti su Fiorenzo Magni (che con una spalla fratturata reggeva il manubrio con un laccio stretto fra i denti). Gaul risalì così dal 24º posto che occupava alla partenza della tappa al 1º, primato che difese poi con successo fino all'arrivo a Milano.
Nel 1957 perse il Giro di Italia, quando durante una tappa confidando sul suo vantaggio si fermò a fare pipì e venne impietosamente attaccato dai suoi maggiori rivali (Louis Bobet e Gastone Nencini in testa).
L'anno successivo, per tutta risposta, pur avendo ceduto il Giro d'Italia ad Ercole Baldini, vinse il Tour de France. La vittoria al Tour arrivò negli ultimi giorni di gara. Nella 21.ma tappa da Briançon ad Aix-les-Bains (219 km, con cinque colli), Gaul attaccò subito sul primo colle, e fu una lunga fuga solitaria e vincente. Non riuscì a prendere la maglia gialla che fu indossata dall’italiano Vito Favero arrivato terzo, a oltre dieci minuti, ma due giorni dopo, vincendo la lunga cronometro da Besançon a Digione, riuscì a indossare la maglia gialla e a vincere il Tour.
Con la vittoria al Giro del 1959 vendicò lo "sgarbo" di cui era stato vittima l'anno prima. Anche in questo caso la vittoria fu ottenuta da Gaul con un'impresa epica. Era il 6 giugno 1959, penultima tappa del Giro, da

16.1.15

VITTORIO ADORNI

Vittorio Adorni (San Lazzaro di Parma, 14 novembre 1937) è un dirigente sportivo ed ex ciclista su strada italiano. Professionista dal 1961 al 1970, vinse il Giro d'Italia 1965 ed il campionato del mondo 1968. Carriera  Esordì fra i professionisti nel 1961 e nella sua carriera, durata dieci anni, raccolse numerosi successi. Fra tutti, la vittoria nel campionato mondiale su strada del 1968 ad Imola, dove vinse con un vantaggio di 9'50" su Herman Van Springel e 10'18" su Michele Dancelli. Nel suo palmarès anche il Giro d'Italia 1965, quando batté di ben 11'26" Italo Zilioli e di 12'57" Felice Gimondi; da allora simili vantaggi al Giro non si sono più ripetuti. Vestì complessivamente per 19 giorni la maglia rosa di leader del Giro d'Italia. In totale in carriera ha vinto 60 corse professionistiche.  Lasciata l'attività agonistica fu per un certo periodo commentatore televisivo. Per due anni fu poi direttore sportivo alla Salvarani e nel 1973 ricoprì lo stesso incarico alla Bianchi-Campagnolo. Ha poi ricoperto la carica di presidente del Consiglio del ciclismo professionistico all'interno dell'UCI (Unione Ciclistica Internazionale).



13.1.15

Grandi ciclisti del passato: ALFREDO BINDA il migliore ciclista del mondo

Binda, l'unico corridore al mondo pagato per non partecipare al giro d'Italia

Crebbe a Nizza, dove iniziò l'attività professionistica nel 1922; rimase in Francia fino al 1924, data alla quale aveva già vinto 30 corse. Vinse cinque edizioni del Giro d'Italia (1925, 1927, 1928, 1929 e 1933), record assoluto condiviso con Fausto Coppi ed Eddy Merckx; nell'arco della carriera conquistò complessivamente 41 tappe al Giro, record mantenuto fino al 2004, quando fu superato da Mario Cipollini.[2] In tutto rimase in testa alla classifica generale per 60 tappe. Nel 1927 vinse 12 delle 15 tappe del Giro,[1] e nel 1929 ben otto tappe consecutive: entrambi record imbattuti. A causa della sua manifesta superiorità, nel 1930 fu pagato dagli organizzatori per non partecipare al Giro, ottenendo 22 500 lire, una cifra corrispondente al premio per la vittoria finale e ad alcune vittorie di tappa.[1] Nel 1933 fu il vincitore della prima cronometro della storia del Giro: 62 km da Bologna a Ferrara. Non ottenne invece mai risultati di rilievo al Tour de France, al quale

8.1.15

Grandi ciclisti del passato: EDDY MERCKX - IL CANNIBALE- IL SULTANO DELLA BICICLETTA

Eddy Merckx nasce in Belgio a Meensel Kiezegem, nei pressi di Bruxelles nella provincia del Brabante, il 17 giugno 1945. Alla luce dei risultati ottenuti durante la sua carriera sportiva nessuno può obiettare che sia stato il migliore ciclista di tutti i tempi. Va detto che, parte della tifoseria italiana, a lui affianca, per la straordinarietà di alcune imprese, il corridore Fausto Coppi, sebbene questi abbia vinto molto meno del belga. Invero, è significativo che Merckx conta 525 vittorie su 1800 gare su strada disputate: il 30%, una percentuale impressionante e distribuita lungo 17 anni di agonismo. Come dire che per una gara su quattro, gli avversari hanno corso per il secondo posto! In nessun altro sport si riscontra una superiorità così assoluta per un lungo periodo di tempo. E vi è di più: Merckx ha ottenuto i massimi risultati anche nell'attività su pista, vincendo le più prestigiose gare e siglando un Record dell'Ora, rimasto per molti anni imbattuto. Merckx disputò la sua prima corsa il 16 luglio del 1961, e l'anno successivo divenne subito campione nazionale degli esordienti: questo, oltre alle 23 vittorie ottenute gli consentì di passare alla categoria superiore. Nel 1963 vinse 28 gare, e nel 1964 divenne campione del mondo dei dilettanti, a Sallanches in Francia. L'anno seguente il debutto tra i professionisti sulla scia di 4 successi su 5 corse disputate nei mesi di marzo-aprile tra i dilettanti; nella massima categoria si mette subito in luce, saranno nove le sue vittorie tra i pro' a fine anno.
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4.1.15

MIGUEL INDURAIN - IL NAVARRO

Miguel Indurain Larraya nasce a Villava, paese della comunità autonoma della Navarra (Spagna), il giorno 16 luglio 1964. Straordinario campione del ciclismo, il nome di Indurain è ricordato soprattutto per essere stato il primo corridore a vincere per cinque volte consecutive il Tour de France, la più prestigiosa corsa a tappe di questo sport. Con straordinarie doti di passista, pur essendo stato fortissimo in montagna, l'arma in più di Indurain sono sempre state le tappe a cronometro. Non era uno scalatore classico ma era sempre fra i migliori, con il suo passo regolare, quando la strada saliva.  La passione di Miguel Indurain per il ciclismo nasce in maniera abbastanza casuale, durante gli allenamenti sui 26 km tra Villava ed Elloriz, il paese della madre. Vince la sua prima corsa ufficiale all'età di undici anni, quando veste i colori del Club Ciclista Villavès. Famosa resta una frase del campione con cui descrive il premio di questo suo primo successo: "Un bocadillo y una Fanta, y eso me gustò" (Un panino e una Fanta sono bastati a farmi contento).
Nel 1983 vince il campionato nazionale nella categoria dilettanti, poi l'anno dopo diventa professionista. Da

25.12.14

Grandi ciclisti del passato: FRANCESCO MOSER

Nato e cresciuto in una famiglia di ciclisti – ben tre degli undici fratelli, Enzo, Aldo e Diego, gareggiarono nel professionismo – iniziò l'attività ciclistica solo a 18 anni e da dilettante corse nella squadra toscana della Bottegone. Con la selezione italiana partecipò ai Giochi olimpici di Monaco di Baviera del 1972, concludendo ottavo nella prova in linea.
Passò al professionismo nel 1973, e subito si aggiudicò una tappa al Giro d'Italia. I primi risultati importanti risalgono al 1975, quando vinse il Giro di Lombardia e si laureò campione italiano a Pescara, vincendo il Trofeo Matteotti. Altresì, concluse settimo al Tour de France vincendo due tappe, il prologo di Charleroi e la tappa di Angoulême, e la classifica riservata ai giovani, dopo aver indossato la maglia gialla per sette giorni: quella fu la sua unica partecipazione alla corsa francese.
Nel 1976 ai mondiali su strada di Ostuni giunse secondo dietro al belga Freddy Maertens, riuscendo comunque a vincere la maglia iridata nella gara di inseguimento su pista disputata nel velodromo di Monteroni di Lecce. L'anno dopo a San Cristóbal, in Venezuela, diventò campione del mondo su strada. Con la maglia iridata sulle spalle nel 1978 ottenne la prima delle sue tre vittorie consecutive alla Parigi-Roubaix.
Favorito dalle caratteristiche di passista, nel 1984 a Città del Messico riuscì a battere il record dell'ora (massima distanza percorsa in un'ora) che apparteneva da dodici anni a Eddy Merckx. Grazie anche all'uso di un nuovo tipo di bicicletta con ruote lenticolari, il 19 gennaio 1984 stabilì il record di 50,808 km, portandolo quattro giorni dopo a 51,151 km. Nello stesso anno, sempre grazie a questa particolare bicicletta, con la vittoria nell'ultima tappa (a cronometro) del Giro d'Italia riuscì a colmare lo svantaggio in classifica nei confronti del francese Laurent Fignon e a vincere il Giro.
Altre vittorie significative di Moser furono la Milano-Sanremo nel 1984, il Campionato italiano nel 1979 e nel 1981 e diverse altre classiche ciclistiche. Famosa fu anche la rivalità con Giuseppe Saronni, in maniera simile a quanto era successo quasi trenta anni prima con Fausto Coppi e Gino Bartali.
Molti, anche se meno noti, sono stati i suoi successi su pista, tra cui il già citato campionato mondiale di inseguimento nel 1976 e quello italiano nella medesima specialità, vinto cinque volte, oltre a quindici affermazioni nelle Sei giorni.

Tratto da Wikipedia

22.12.14

FRANCO BITOSSI.. UN CUORE MATTO DEL CICLISMO

Il corridore che più mi è piaciuto, fra gli italiani dell'era Merckx, dopo la fine della carriera di Adorni. Bitossi era un virtuoso che cercava di vincere, tanto veloce, quanto capace di tenere in salita e poi era onesto in tutto. Avesse avuto le capacità fisiche di Gimondi, avrebbe battuto il belga in maniera assai più tangibile, rispetto al bergamasco. Professionista dal settembre del 1961 al 1978 nel palmares del corridore fiorentino ci sono 147 vittorie. Molte delle quali bellissime e colte col fare del campione di razza. Purtroppo, manca solo la perla dell'iride, ma ci andò davvero vicino nel 1972. Uscito nel finale, la sua azione da finisseur parve dargli quella soddisfazione che meritava, ma poi, sul traguardo in leggera salita, il tentativo di rinvenire su di lui per vincere dell'amico Eddy (certo perché i due lo erano veramente), fu sufficiente per lanciare i, per Merckx, odiati succhiaruote, Cyrille Guimard e Marino Basso. Il primo giunse terzo, per una gomma dietro

16.12.14

Grandi Ciclisti del passato: FIORENZO MAGNI -- Il Leone delle Fiandre

Vaiano (Prato) 7 dicembre 1920 – Monza 19 ottobre 2012. Ex ciclista. Nonostante una carriera spesa a combattere contro i fenomeni Fausto Coppi e Gino Bartali, vinse tre Giri d’Italia(1948, 1951, 1955), tre campionati italiani (1951, 1953, 1954), tre Giri delle Fiandre (1949, 1950, 1951) ecc.
Il processo per la battaglia di Valibona
• Figlio di Giuseppe, proprietario di un’azienda di trasporti (a cavallo) che morì investito da un’auto quando aveva 17 anni, nel ’39 partecipò ai Mondiali dilettanti. Passato pro’, nel 1942 vinse il Giro del Piemonte. A fine ’43 militare della Repubblica Sociale, il suo nome comparve nel primo fatto di sangue della guerra civile in Toscana, la battaglia di Valibona (3 gennaio 1944): «Firenze nel 1947: ventiquattro gli imputati, fra cui Magni, latitante. La richiesta contro il ciclista, nel frattempo sospeso dalla federazione, è trent’anni di galera. Il 24 febbraio viene assolto, perché non si può appurare che abbia preso parte all’azione e le altre accuse rientrano sotto l’amnistia del giugno 1946 approvata da Palmiro Togliatti, ministro di Grazia e giustizia e segretario del Pci. Magni può tornare alle corse» (Gian Luca Favetto, Rep. 15/5/2011). Recentemente, davanti a nuovi fatti che sembravano scagionarlo definitivamente, si è limitato a commentare: «Quello che conta nella vita è la nostra coscienza, il resto non ha importanza».
I fischi per la vittoria al Giro del ’48
• Il Giro d’Italia del 1948, primo grande successo di Magni, fu dominato dalle polemiche: «I tifosi lo spinsero sul Falzarego (dissero che furono anche gli operai della fabbrica delle sue biciclette, ma lui sempre negò). Magni in discesa sullo sterrato fece cose assurde e riprese Bartali e la maglia rosa Cecchi. Restò davanti soltanto Coppi, ma al traguardo di Trento, nonostante la penalizzazione della giuria per le spinte, Fiorenzo vestì in rosa. E Coppi per protesta fece ritirare tutta la squadra. Al Vigorelli di Milano Magni venne accolto dai fischi, entrò primo in pista e per rabbia quasi staccò gil avversari aggiudicandosi pure l’ultima tappa». [Conti 2002]

14.12.14

GRANDI CICLISTI DEL PASSATO

In un sito dedicato anche al ciclismo, mi pare giusto non far mancare la storia di grandi pionieri del ciclismo. Nomi che hanno fatto la storia di questo sport. Inizio con questa settimana a pubblicare alcune storie di grandi ciclisti. Inizio con Learco Guerra.

Sfogliando un qualsiasi libro o un enciclopedia del ciclismo, state pur certi che alla voce passista oltre alla definizione troverete di certo un nome e un cognome che ne incarna perfettamente la figura: Learco Guerra. Mentre forse, di questo formidabile corridore, non troverete mai aggettivi che ne possano descrivere totalmente la bravura, la maestria e la classe del prescelto.
Il buon passista si distingue nel gruppo per l’innata capacità di mantenere una velocità sostenuta per molto tempo, distribuendola nelle fughe solitarie per giungere nelle migliori condizioni fisiche fino al traguardo. Una categoria in cui spicca più la resistenza che lo scatto bruciante, capace quindi di poter emergere sia nelle grandi classiche che nelle gare a cronometro disseminate nelle maggiori corse a tappe. Ebbene, Guerra si è saputo distinguere fra i passisti di maggior estro di ogni epoca ed è riconosciuto come uno dei più formidabili e amati ciclisti di tutti i tempi.
Perfettamente integrato nei valori umani e morali dei primi anni del secolo scorso, il nostro eroe poneva il sudore e la fatica prima di ogni altra cosa anche nello sport. Un concetto puro, genuino, sano che è radicalmente opposto al ciclismo moderno e ai suoi protagonisti, immersi nel doping e in polemiche senza fine.

10.12.14

Grandi ciclisti del passato: BEPPE SARONNI

Nato a Novara 22 settembre 1957. Vinse tra l’altro due Giri d’Italia (1979, 1983), un campionato del mondo (1982), unaMilano-Sanremo (1983), un Giro di Lombardia (1982), una Freccia Vallone (1980), un Giro di Svizzera (1982), un campionato italiano (1980).
Il debutto alla Sei giorni di Milano
• Figlio di un ex corridore e lontano parente per parte di madre di quel Pierre Brambilla che arrivò terzo al Tour del 1947, nonché del Brambilla (Giuseppe) che vinse il Giro di Lombardia del 1906, dotato di un notevole spunto veloce che gli veniva dall’attività su pista (un titolo europeo junior nella velocità e un ottavo posto nell’inseguimento alle Olimpiadi di Montréal), Saronni debuttò tra i professionisti ancora diciannovenne, nella Sei giorni di Milano del 1977: «Lo stesso anno coglie il primo successo su strada nel Trofeo Pantalica. Si impone all’attenzione generale arrivando secondo nella Milano-Sanremo del 1978, che meriterebbe di vincere. La classica d’apertura diventerà la sua ossessione». [Ferretti e Frasca, 2008]
Il boom al Giro del 1979
• Saronni si impose all’attenzione generale vincendo a sorpresa il Giro del 1979: «Moser inzia il Giro a spron battuto, recita da mattatore, una settimana in maglia rosa e due successi contro il tempo, nel prologo e a Vieste. Ma a Pesaro la corsa cambia umore, o meglio succede l’inaudito: nella cronometro che porta a San Marino Moser prende legnate da Saronni, quasi 90 secondi lo dividono dal rivale e dal suo sorriso beffardo. La maglia cambia detentore e chi la indossa la porterà a Milano. Moser patisce anche una congiuntivite, ma non cerca scuse. Si incupisce, parla il meno possibile. La scarsa simpatia fra i due matura verso il silenzio, cioè il nulla. Si parlano sempre più a distanza, a mezzo stampa. I giornali se la godono». [Gds 2009] 
Il Mondiale e la Sanremo, finalmente

2.12.14

Grandi ciclisti del passato: GIANNI MOTTA

Gianni nasce a Cassano d'Adda il 13 marzo 1943. L'Europa è sconvolta dagli eventi bellici della seconda guerra mondiale e sono tempi duri per tutti. Papà Enrico fa l'agricoltore e gestisce la sua cascina di Groppello, una frazione di Cassano situata sulla strada che conduce ad Inzago. Dopo la fine della guerra, in casa Motta, nel '47, nasce Lino. Mamma Regina cresce i due ragazzi che già in giovane età, cominciano ad aiutare il papà nei campi. Gianni cresce longilineo e nel suo tempo libero suona la fisarmonica e la tromba nella banda musicale di Cassano. All'età di 14 anni trova un posto di lavoro a Milano come pasticcere nell'omonima industria dolciaria. Ogni giorno, per raggiungere il suo posto di lavoro, percorre il tratto Groppello-Inzago-Gorgonzola-Milano e ritorno in sella ad una bici blu. E' il periodo in cui la bicicletta è la vera regina della strada, sono i tempi di Coppi, Bartali e Magni. Sulla statale Gorgonzola-Milano si formano dei gruppetti degni delle corse vere, con tanto di volate in prossimità dei cartelli indicatori delle località, che rappresentano una sorta di traguardi volati. Vedendo

24.3.14

GIOVANNI BATTAGLIN

Giovanni Battaglin è uno dei più noti ciclisti italiani, ricordato da tutti gli amanti delle due ruote per l’enorme talento di cui era dotato. Battaglin fu uno scalatore di grande classe, capace di imprese mirabolanti.
Nato a San Luca di Marostica in provincia di Vicenza il 22 luglio 1951, dopo aver conquistato una serie di importanti vittorie a livello dilettantistico debutta nel mondo del professionismo con un terzo posto al Giro d’Italia 1973. Quell’anno sui primi due gradini del podio salirono autentiche leggende quali Merckx e Gimondi e, nonostante avesse mancato la medaglia d’oro, le sue scalate divennero pura antologia del ciclismo. Battaglin non esitò a mettere in luce sin da subito le sue qualità e grazie ad una serie di vittorie conseguite poco dopo il Giro venne identificato come il miglior neoprofessionista. Nel 1974 partecipa al suo primo Tour de France, da vincitore del Giro d’Appenino. Nel 1975 al Giro d’Italia mette a segno importanti vittorie nelle tappe con tempi record, dando l’impressione di poter aggiudicarsi facilmente il primo posto: sfortunatamente però crolla nella salita del Ciocco ed è costretto ad ultimare la corsa nelle retrovie. L’anno non è del tutto negativo, Battaglin riesce a conquistare la Coppa Sabatini. Nel 1976 vince la sua prima tappa al Tour de France e, nel 1978, si aggiudica la Coppa Bernocchi e tre tappe del Tour de Suisse con la squadra Fiorella, cui era approdato nello stesso anno.