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26.1.15

Storia di un Romagnolo d'altri tempi

Stefano Pelloni, meglio conosciuto come Il Passatore.... tra il mito e la realtà
Il Passatore è stato il più efferato tra i briganti romagnoli. Nacque nel 1824 a Boncellino di Bagnacavallo, paese nel cuore della Romagna, a una decina di chilometri da Ravenna, e fu ucciso nel marzo 1851 a Russi dal sussidiario della Gendarmeria pontificia Apollinare Fantini.Frequentò in gioventù una scuola privata, che tuttavia abbandonò alla terza elementare, dopo alcune bocciature.
Evaso durante un trasferimento ad Ancona, dove avrebbe dovuto scontare sia una pena a quattro anni di lavori forzati nella risistemazione della nuova darsena per il furto di due fucili da caccia, sia tre anni di detenzione per la fuga dal carcere di Bagnacavallo, e datosi alla macchia, entrò a far parte di un gruppo assai variabile come consistenza e zone d'azione, del quale (come uso tra i briganti dell'epoca) egli non divenne il vero capo, ma una importantissima figura di riferimento.

Il gruppo divenne in breve una banda sempre più numerosa, audace, agguerrita e capace di efferatissime violenze, che operò per tre anni nelle Legazioni Pontificie tenendo in scacco la gendarmeria grazie ad una vasta rete di spie, informatori, protettori, ricettatori, e addirittura uomini delle forze dell'ordine. Utili anche le connivenze con la popolazione più povera, ricompensata con i proventi dei suoi furti e rapine. Furono queste elargizioni che contribuirono a creare la sua fama di "Robin Hood" romagnolo. Anche Garibaldi fu indotto a considerare il Pelloni come un ribelle antipapale e antiaustriaco.
In realtà il Passatore fu considerato dai contemporanei nient'altro che un criminale: seminava gratuitamente violenza e uccideva con sadismo; è stato, ad esempio, l’unico brigante dell'Ottocento ad aver sezionato alcune vittime. [2] In un caso il Pelloni sparò a sangue freddo ad un uomo semplicemente perché uno dei suoi