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28.1.15

Sisifo nella Mitologia

IL MITO DI SISIFO
Sisifo, figlio di Eolo e fondatore della città di Corinto, fu secondo alcuni il più saggio e prudente dei mortali, secondo altri particolarmente incline al mestiere di brigante. Ciò su cui tutti concordano è la sua particolare dote di astuzia e scaltrezza: era colui che otteneva sempre qualcosa in cambio, tant’è che fu - si dice - il promotore del commercio. Divenne tristemente famoso per la pena eterna che gli dei gli inflissero quando discese definitivamente nel Tartaro. Così ce lo descrive Omero nell’Odissea: "E poi Sisifo vidi, che spasmi orrendi pativa che con entrambe le mani spingeva un immane macigno. Esso, facendo forza con ambe le mani ed i piedi su su fino alla vetta spingeva il macigno, ma quando già superava la cima, lo cacciava indietro una forza. Di nuovo al piano così rotolava l’orrendo macigno. Ed ei di nuovo in su lo spingeva e puntava; e il sudore scorrea pei membri e via gli balzava dal capo la polvere".

Ma perchè tanto accanimento? E' difficile infatti immaginare una punizione più inaccettabile del lavoro inutile e senza speranza, specie se faticoso fino allo stremo.La leggenda di Sisifo comprende numerosi episodi dei quali ognuno è la storia di un’astuzia. Si dice tra l’altro che ottenne l’amore di Anticlea, poi sposa di Laerte, la vigilia stessa delle loro nozze: fu così che venne concepito Ulisse, l’astuto per eccellenza. Ma particolarmente scaltro ed arguto Sisifo si rivelò proprio nel cimentarsi con gli dei. Si narra che quando Zeus

29.12.14

Mitologia: ELENA DI TROIA (ovvero quella tr.... di Elena?)

E molte vite sono morte per me sullo Scamandro, e io,
che pure tanto ho sofferto, sono maledetta,
ritenuta da tutti traditrice di mio marito e rea

d'aver acceso una guerra tremenda per la Grecia. »
(Commento di Elena. Euripide, Elena, versi 502-505.)

Elena è una figura della mitologia greca assunta, nell'immaginario europeo, a icona dell' eterno femminino. Proprio questa sua caratteristica archetipica fa sì che nell'immensa letteratura nata attorno alla sua figura, Elena non venga mai considerata responsabile dei danni e lutti provocati dalle contese nate per appropriarsi della sua bellezza.
Sua madre Leda era sposata con Tindaro. Un giorno Leda venne rapita da Zeus camuffato da cigno. Da una contemporanea unione con Zeus e col marito nacquero Polluce e Elena, figli di Zeus, Castore, Clitennestra e Filonoe, figli di Tindaro.[1]
Elena fu allevata in casa di Tindaro e ancora giovinetta fu al centro di numerosi miti di seduzione: Teseo la rapì che era ancora fanciulla. Elena infatti era ritenuta la donna più bella del mondo, e poiché numerosi erano i pretendenti Tindaro lasciò che ogni decisione fosse della ragazza, onde evitare che una sua interferenza potesse causare una guerra. La scelta cadde su Menelao, re di Sparta; dalla loro unione nacque Ermione. La sorella Clitennestra sposò invece Agamennone, fratello di Menelao.

9.6.10

Giasone e gl'Argonauti

Giàsone è una figura della mitologia greca conosciuto anche nella mitologia etrusca con il nome di Easun. Giasone era figlio di Esone re di Iolco in Tessaglia. Altre fonti lo indicano figlio di Zeus e di Elettra, una Pleiade figlia di Atlante e di Pleione.
La vita di Giasone è legata alla favolosa impresa degli Argonauti ed alla ricerca del vello d'oro. Quando nacque Giasone, al padre Esone era stato tolto il trono di Iolco dallo zio Pelia. Ancora fanciullo Giasone venne affidato al centauro Chirone che lo istruì nell'uso delle armi, nelle arti e soprattutto nel comando.
Divenuto adulto pensò di riconquistare il regno usurpato al padre. Ma per ottenere ciò gli venne imposto dallo zio Pelia di riconquistare il vello d'oro dell'ariete che aveva salvato i fratelli Frisso e Elle e che era tenuto dal re della Colchide, Eete.
Con la nave Argo ed i più valorosi eroi del tempo inizia questa impresa che lo porterà nella Colchide. Qui riconquista il vello d'oro con l'aiuto della figlia di Eeta Medea. Giasone quindi sposa Medea e ritorna a Iolco. Pelia gli rifiuta il trono e Medea, con uno dei suoi artifizi magici, produce la morte di Pelia. Proscritti dalla città di Iolco i due giungono a Corinto dove vengono accolti dal re Creonte. Giasone si innamora della figlia di questo, Glauce, e dopo qualche anno abbandona Medea per sposarla. Allora Medea si vendica sui due figli nati da Giasone, Tessalo e Alcimene, uccidendoli. Giasone, invece, si sarebbe suicidato. Un'altra versione vuole che, invecchiato, morì trafitto da una trave della nave Argo.
La leggenda di Giasone è stata raccontata da vari autori greci: Euripide nella sua Medea; Apollonio Rodio nelle Argonautiche e Pindaro nelle Pitiche.