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30.1.15

Monte Mauro e la sua Pieve

LA PIEVE DI SANTA MARIA IN TIBERIACOScrive il Quarneti nella sua "Toponomastica di Brisighella":
"Il toponimo dell'antico castello risulta dalle "Bolle pontificie" del 1151 e del 1179, "Castrum et Curtis Montis Alti", sede fortificata di una grossa azienda longobarda. Dal sec. XIII al XIX è documentato Maggiore. Un documento parrocchiale del 1713 cita " Ecclesia Montis Mauri" evidenziano che si tratta di "corrupto vocabulo" per Maior/Maggiore.
La pieve si trova poco sotto la cima di Monte Mauro. Il primo documento in cui si ricorda la pieve di Santa Maria in Tiberiaco risale al 932 in un atto di Onesto Abate del monastero ravennate di S. Giovanni e Barbaziano. Non è ancora accertato se la pieve fosse all'interno delle mura del castello.
La pieve, di proprietà della Curia imolese, nella sua storia ha avuto un'ampia giurisdizione.
I resti dell'edificio, costruito parzialmente in blocchi di gesso e risalente all'ottocento, erano ridotti al campanile ed a parte dell'abside.
Attualmente è in corso una discutibile ricostruzione (si tratta in sostanza di un clamoroso "falso storico") che ha già danneggiato l'ambiente e che, se portata a termine come da progetto con la costruzione dell'annessa "canonica" e della "foresteria", verrebbe a determinare un grave impatto ambientale (foto a sinistra).
La presenza di grotte, doline e diffusi fenomeni carsici in una delle zone più integre della Vena del Gesso non sopporterebbe un edifico delle dimensioni pensate ed il conseguente afflusso e permanenza di persone

22.1.15

Rontana e la sua Pieve

LA PIEVE DI SANTA MARIA DELLA NATIVITA' DI RONTANA
L'etimologia del nome Rontana significherebbe "terra arida".Il primo documento in cui è attestata la pieve di Santa Maria della Natività di Rontana, risale al 17 novembre 891.Non è sicuro dove sorgeva questo luogo di culto, forse fuori dalla rocca di Rontana, a ponente del lato d'Angognano nel luogo chiamato la "Pieve Vecchia".Nel XII secolo, l'arciprete della Pieve di Rontana possedeva anche la rocca.
Non è noto sapere per quanto tempo la prima Pieve sia rimasta in auge, certo è che, ad un certo momento, la chiesa plebale fu costruita a sud della rocca, nel luogo chiamato "Rontana Vecchia".Diverse sono le ipotesi che riguardano la costruzione di questo secondo edificio: la distruzione della prima Pieve a causa di un terribile terremoto avvenuto nella notte del 1° maggio 1279 oppure una ribellione degli abitanti del luogo, verso il priore della Pieve, il quale aveva ceduto il controllo del monte di Rontana ai faentini.
Il terzo ed attuale edificio fu fatto costruire da Don Vincenzo Mazzotti, arciprete di Rontana nel 1858.Egli, verificata la necessità di numerosi restauri nel vecchio edificio, decise la costruzione di un nuovo luogo di culto, da costruire in una posizione migliore di quello precedente.L'attuale chiesa plebale è un edificio

19.1.15

Le Pievi: La Pieve di Tho..

Pieve di San Giovanni in OttavoPoco oltre un chilometro da Brisighella, si trova la Pieve più antica sorta nella Valle del Lamone detta “Pieve del Tho”. Le sue origini sono assai remote e la fanno risalire a Galla Placidia, figlia di Teodosio, che l’avrebbe fatta erigere con i resti di un tempio dedicato a Giove Ammone.L’epoca della sua costruzione è ignota, probabilmente sorse tra l’VIII e il X secolo.È detta “in ottavo” perché collocata all’ottavo miglio della strada (“Faventia”) romana voluta da Antonino Pio (3°sec. d.c.) che congiungeva Faenza con la Toscana. Suggestivo tempio in stile romanico, a pianta basilicale, a tre navate, divise da archi che poggiano sopra undici colonne di marmo grigio e una di Verona, molto diverse fra loro come spessore e larghezza (forse di materiale di reimpiego di un antico preesistente tempio dedicato al dio Giove Ammone). I muri della navata centrale, all’esterno, presentano pregevoli decorazioni di archetti e di lesene, poste fra le monofore. Un miliare romano con iscrizione dedicata ai quattro imperatori della decadenza (anni 376-378) , una lastra, ora paliotto dell’altare centrale (VIII-IX sec.) lapide funeraria in ceramica (XVII sec.), affreschi dei secoli XIV-XV-XVI, capitello corinzio (acquasantiera) del primo secolo d.c., altro materiale rinvenuto negli scavi, testimoniano l’antichità di questa “Chiesa-Madre” della valle del Lamone, oggi meta continua di visitatori, attratti dalla sua storia e dalle sue bellezze artistiche.

4.1.15

Tredozio Pieve di San Valentino

La valle del Tramazzo ha costituito sempre una zona di passaggio fra la pianura ravennate e la Toscana; gli importanti insediamenti terramaricoli del Bronzo Medio (sec. XV a.C.), rinvenuti nei pressi di S. Maria in Castello, a circa 4 chilometri da Tredozio, dimostrano l'esistenza di una via di crinale da e per la Toscana sullo spartiacque fra Tramazzo e Montone. Alcuni studiosi affermano che anche Annibale, nel 218 a.C., iniziò l'attraversata dell' Appennino (per scendere verso Roma), proprio partendo dal valico del Monte Busca.La valle comunque doveva essere molto selvaggia e quasi inesplorata, popolata esclusivamente da alcune tribù di Galli Boi, a fatica sopraffatte, nel corso di sanguinose battaglie, dalla potenza espansionistica di Roma. Il territorio rimase scarsamente abitato per tutto il periodo romanico.
Le prime notizie storiche riguardanti Tredozio, o perlomeno il suo territorio, risalgono al periodo Bizantino-Ravennate: da alcuni documenti ufficiali (conservati presso l'archivio dell'Arcidiocesi di Ravenna) si apprende che l'esistenza della Chiesa di San Valentino, la cui amplissima giurisdizione comprendeva anche i territori di Gamogna, è segnalata fin dall'anno 562.
Il "Castrum Treudacium" viene menzionato per la prima volta nel 925 e costituisce il primo nucleo di quello che sarà poi il Comune di Tredozio.Dopo il 1000, il territorio di Tredozio vide fiorire, con la ruralizzazione della società e con lo spirito di rinnovamento e di riforma contro i mali della Chiesa e del mondo religioso in